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18/05/2010
L'esercito dei Dg allo specchio
di Marzio Bartoloni (da Il Sole-24 Ore Sanità)

All'ombra del Ssn sta crescendo una squadra di manager sanitari formati ed esperti. Che alle sirene della politica preferisce, nella maggior parte dei casi, l'impegno nelle proprie Asl e negli ospedali per migliorare la qualità delle cure e far tornare i conti. Certo qualche mela marcia ci sarà sempre. Ma il piccolo esercito di direttori generali che guida la Sanità italiana, in questi anni, si è fatto le ossa. E ora non vuole tornare più indietro. Anzi vuole migliorare con una formazione su misura e di qualità che spesso ancora manca in molte Regioni: in Campania, Marche, Puglia e Calabria i corsi per i Dg addirittura non si fanno. Altre hanno fatto poco (Veneto, Basilicata, Piemonte e Sardegna). Più attive Umbria, Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Liguria e Sicilia
A tracciare l'identikit dei manager sanitari d'Italia è un'approfondita indagine di Agenas e Fiaso presentata oggi al Forum Pa di Roma e ampliamente descritta sul settimanale Il Sole-24 Ore Sanità in distribuzione da oggi.
L'indagine ha passato al setaccio i curricula di molti Dg scoprendo che hanno lauree prevalentemente sanitarie, ma anche master e diplomi post-lauream. Che spesso hanno indossato il camice bianco, ma come medici con responsabilità gestionali. Inoltre l'82% ha svolto corsi in management sanitario, anche se la formazione avviene spesso con grave ritardo: dopo 3 anni dall'incarico di Dg. E con carenze di vario tipo. Per questo chiedono una formazione meno sbilanciata sulla teoria e con contenuti più utili per il loro lavoro.
Studi e carriere. Il percorso di studi dei Dg è prevalentemente sanitario (54,1% delle lauree) e di questi il 90% è medico e solo il 7,5% possiede una laurea in altri ambiti sanitari. Ma aver indossato il camice bianco non significa essere digiuni di nozioni ed esperienze gestionali, acquisite da il 77,8% dei laureati in ambito sanitario. Le altre lauree più gettonate sono quelle giuridiche (13,5%) ed economiche (12,2%). Ma il percorso di studi dei DG non si ferma alla laurea. Il 63,5% ha infatti conseguito anche un diploma post lauream e il 39,2% ha svolto un master in ambito manageriale. Scarsa invece la percentuale dei manager che effettuato periodi di studio o di formazione all'estero (solo dal 33,8% dei Dg). La ricerca scandaglia anche le carriere, confermando che la maggior parte dei manager (il 75,7%) proviene dal settore pubblico. Chissà se un aumento degli stipendi sarebbe in grado di invertire questa tendenza.
Anche le esperienze professionali, così come i titoli di studio, sono stati in maggioranza maturate in ambito sanitario (45% dei casi). Tra chi ha lavorato in precedenza in Sanità solo una minoranza, circa il 15%, ha ricoperto incarichi dirigenziali in Regioni diverse da quella attuale. Mentre ben il 36,2% degli attuali Dg di Asl e Ao ha già ricoperto in passato lo stesso incarico; il 23,3% ha, invece, maturato esperienza nel ruolo di direttore sanitario e il 6,9% in quello di direttore amministrativo. Per quanto riguarda l'incarico attuale invece nella gran parte dei casi è stato assunto da poco (fino a 6 mesi nel 23% dei casi) o relativamente da poco (fino a un anno e mezzo nel 20,3% dei casi): il 12% ricopre il ruolo di Dg da oltre 5 anni.
La formazione desiderata. La stragrande maggioranza dei Dg ha svolto almeno un corso di formazione in management sanitario (82,4%). Ma se il Dlgs 229/1999 prevede che tale titolo venga acquisito entro 18 mesi dall'assunzione dell'incarico, l'indagine rileva che in media il percorso formativo viene intrapreso circa 3 anni dopo. Nel 40% dei casi il percorso formativo è stato comune per Direttori generali, sanitari, amministrativi e socio-sanitari, mentre solo il 33,3% dei Dg ha seguito corsi specifici per il proprio ruolo. L'indagine segnala che il 35% dei manager ritiene i corsi troppo squilibrati sulla teoria rispetto alla pratica. E per portare la formazione dal piano teorico a quello pratico i Dg propongono di calare i contenuti nel contesto regionale di riferimento. Serve più formazione su temi come il federalismo fiscale e sanitario, il contratto di lavoro e le relazioni sindacali, il problem solving e la gestione del gruppo di lavoro, la contabilità analitica
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09/05/2010
La governance sanitaria resta ferma un giro
di Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)

Prima il secco stop della Ragioneria generale, che teme sgraditi contraccolpi finanziari, con una catena di 12 stroncature e una conclusione: «In tale stato di cose, per quanto di competenza, si esprime parere contrario all'ulteriore corso del provvedimento». Poi l'altolà in stretta chiave federalista della bicamerale regionale presieduta dal leghista bresciano Davide Caparini: si invadono le competenze locali, si fa carta straccia del titolo V della Costituzione. E ancora le puntualizzazioni della commissione Giustizia, le correzioni raccomandate dalla Bilancio in sostegno alla Ragioneria, la Affari costituzionali che prende tempo.
Risultato: la cosiddetta governance sanitaria - la riforma quater della sanità pubblica dopo quella della Bindi con tanto di nuove regole su nomine di primari e manager e la liberalizzazione della libera professione dei medici - deve fermarsi almeno per un giro. Con i governatori che già da tempo hanno fatto sapere a chiare lettere di non voler perdere in alcun modo i loro poteri: se federalismo dev'essere,federalismo sia fino in fondo. Un nuovo caso politico si sta consumando all'ombra del piccolo ma potente microcosmo sanitario. Niente a che vedere con le questioni aperte sulla giustizia, ad esempio, è chiaro. Ma il caso s'è aperto e ora si tratta. Si cerca di farlo in fretta: il provvedimento era atteso in aula già dalla prossima settimana, ma a questo punto almeno per due settimane - ben che vada - dovrà aspettare compromessi e soluzioni possibili.
Il ministro della Salute Ferruccio Fazio, che ha seguito passo passo il provvedimento (di origine parlamentare) e che comunque aveva detto di gradirlo, getta acqua sul fuoco. Nuove questioni politiche da risolvere, guerra col Carroccio? Niente di tutto questo, ha detto ieri: «Ne ho parlato stamattina con Calderoli» e dietro allo stop non c'è alcuna «decisione politica, ma rilievi tecnici che hanno già soluzioni pronte. Martedì ci sarà un incontro per risolvere il problema». Soluzione che in ogni caso comporterà una revisione del testo e che alla fine dei conti dovrà comunque misurarsi con i niet dei governatori.
La stroncatura della Ragioneria generale ha toccato pressoché tutto il testo elaborato in commissione Affari sociali. Tanti piccoli «no», ciascuno forse di non rilevante impatto finanziario. Ma tutte insieme, evidentemente, le norme bocciate costituiscono per la Ragioneria altrettanti "attentati" ai conti pubblici. E poco importa se poi pagherebbero le regioni: anzi (si dice nel caso dell'allungamento a 70 anni dell'età pensionabile dei medici con freno del turn over per assunzioni meno costose), si rischia di mandare gambe all'aria i piani di risanamento nelle regioni in rosso. Federalismo e conti, incomma, la Ragioneria li fa combaciare. E, tra i tanti, dice «no» agli aumenti ai manager (equiparati ai primari), alla libera professione per gli infermieri, alle concessioni agli universitari, all'estensionedelle regole alle cliniche convenzionate e agli ospedali religiosi che potrebbero pretendere maggiori remunerazioni.
Insomma, testo da riscrivere. Mentre sindacati, medici e manager vanno all'attacco e criticano maggioranza e governo. «Intervenga Fazio », chiedono tutti ad alta voce. Fazio, martedì, ci proverà. Ma non ancora con le regioni. Quello sarà l'ultimo scoglio.
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06/05/2010
Medici e dirigenti: firmati i contratti
(il sole 24 ore)

Contratti in porto per i 139mila medici e dirigenti non medici del Servizio sanitario nazionale. La firma finale è arrivata oggi all'Aran dopo che nei giorni scorsi la Corte dei conti aveva "non certificato" l'immissione dell'indennità di esclusiva nel monte salari. Così, prima della firma, il testo è stato corretto cancellando la dichiarazione congiunta n. 1 che era la parte nel mirino della Corte in quanto specificava che «Le parti congiuntamente dichiarano che, con riferimento al biennio economico 2008-2009, nella definizione di "monte salari" viene ricompresa l'indennità di esclusività del rapporto di lavoro di cui all'art. 5 del Ccnl dell'8 giugno 2000».
Al suo posto, accanto alle altre dichiarazioni a verbale aggiunte per adempiere alle richieste dell'Economia, ne è stata inserita un'altra che, andando incontro a un'altra perplessità della Corte dei conti, precisa che lo 0,8% di aumento a carico delle Regioni deve essere calcolato per il biennio economico 2008-2009 sul monte salari al netto dell'inennità di esclusiva.
Ora medici e dirigenti potranno avere aumenti (e nella maggior parte dei casi arretrati) già nella busta paga di maggio: il contratto è operativo al momento della pubblicazione del testo sul sito dell'Aran.
Il secondo biennio economico 2008-2009 vale per i medici 179 euro mensili medi lordi procapite - dai 207 per i primari ai 109 per i neo assunti - e 152 per i dirigenti. Con arretrati che vanno da 3.500 euro circa per i primari ai 2mila circa per i neo dottori.
In tutto 452 milioni di aumenti a livello nazionale, ma altri (lo 0,8% in più del monte salari, circa 61 milioni) saranno possibili nelle Regioni "virtuose", quelle senza debiti cioè, che potranno premiare con loro risorse i risultati ottenuti sugli obiettivi di miglioramento dei servizi ai cittadini.
La novità maggiore è la rivalutazione dell'indennità di esclusività del lavoro medico: circa 26 euro mensili lordi che fanno parte dell'aumento complessivo del 3,2% nazionale.
Con il nuovo contratto poi arrivano anche le sanzioni previste sempre dalla riforma Brunetta e adattate alla specificità medica: dalla censura scritta alla multa da 200 a 500 euro fino al licenziamento senza preavviso. Ma anche il reintegro sul posto in caso di ingiusto licenziamento.
Cinque i tipi di sanzioni: censura scritta, sanzione pecuniaria, sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, licenziamento con preavviso, licenziamento senza preavviso.
E 33 i "reati" che vanno dall'inosservanza del contratto alla cattiva condotta negli ambienti di lavoro, fino a peculato, concussione, corruzione per un atto d'ufficio e tutte le recidive e tutte le aggravanti possibili. Per quanto riguarda il reintegro il contratto lo fa scattare dalla data della sentenza che dichiara l'illegittimità del licenziamento. Può avvenire anche in soprannumero, con un incarico dello stesso valore di quello posseduto al momento del licenziamento.
Può sempre essere previsto comunque il pagamento di un'indennità supplementare sostitutiva del reintegro che è automaticamente aumentata se l'età del dirigente è tra 46 e 56 anni in misure determinate: 7 mensilità al 51esimo anno compiuto, 6 mensilità al 50esimo e 52esimo, 5 mensilità al 49esimo e 53esimo, 4 mensilità al 48esimo e 54esimo, 3 mensilità al 47esimo e 55esimo e 2 mensilità in corrispondenza del 46esimo e 56esimo anno compiuto.
Se il dirigente accetta l'indennità supplementare non può poi adire l'autorità giudiziaria per il reintegro. Ma in caso di pagamento dell'indennità supplementare, l'azienda non può assumere altro dirigente nel posto precedentemente coperto dal dirigente cessato, per un periodo corrispondente al numero di mensilità riconosciute.
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04/05/2010
Corte dei conti sul contratto: no all'esclusiva nel monte salari
La Corte dei conti rinvia al mittente la rivalutazione dell'indennità di esclusiva per i 139mila dirigenti medici e non del Servizio sanitario nazionale introdotta con il nuovo contratto di categoria licenziato il 1° aprile dal Consiglio dei ministri. La novità, che era stata già contestata dall'Economia e poi superata dopo le risposte dell'Aran, se mantenuta nel monte salari rischia secondo la magistratura contabile di «determinare maggiori oneri » sia sul contratto sotto esame sia«nell'ambito delle future tornate contrattuali».
Un giudizio articolato, quello emesso ieri dalle sezioni riunite della Corte in sede di controllo sui contratti pubblici. Un verdetto che certifica positivamente i contratti, ma non l'esclusiva rivalutata e fatta parte del monte salari. Col risultato che adesso le parti si dovranno incontrare nuovamente (forse già in settimana) per la sigla finale ma limando l'intesa per rispondere alle osservazioni della Corte.
Per la rivalutazione dell'indennità di esclusiva - 26 euro mensili lordi a testa - il contratto prevede due interventi: la rivalutazione dell'importo economico con le risorse per il biennio 2008-2009; la disapplicazione della parte del vecchio contratto in cui si specificava che l'indennità di esclusiva rappresenta «un elemento distinto della retribuzione non calcolato ai fini della determinazione del monte salari cui fanno riferimenti gli incrementi contrattuali». Considerazione, questa, ripresa anche nella dichiarazione congiunta tra le parti. E che invece la Corte dei conti considera «suscettibile » di fare crescere i costi sia del nuovo che dei prossimi contratti. Per quanto riguarda in particolare i contratti futuri, rilevano i magistrati contabii, la «nuova qualificazione» dell'indennità di esclusiva «non sembra sia del tutto priva di effetti, ma appare finalizzata a precostituire le condizioni » per inserire l'indennità nelle «componenti stipendiali della retribuzione».
La stessa preoccupazione, si segnala, «fatta propria dallo stesso ministero dell'Economia». E per questo, «in mancanza di clausole di salvaguardia o esplicite precisazioni »,le nuove disposizioni sull'indennità di esclusiva «non possono essere certificate positivamente »: determinerebbero «una dinamica retributiva particolare per una singola categoria di personale in contrasto col quadro programmatico generale e con l'obiettivo specifico di stabilizzare la spesa sanitaria rispetto al Pil». E la modifica, a questo punto, dovrà riguardare la cancellazione della «dichiarazione congiunta»: l'esclusiva non deve far parte del monte salari.
di Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)
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30/04/2010
Psn 2010-2012: meno letti in ospedale, medici di famiglia a tutto campo
La premessa: invecchiamento della popolazione, esplosione della non autosufficienza, tecnologie più sofisticate e più costose, imporranno dosi massicce di efficienza per garantire i livelli essenziali di assistenza sanitaria. Insomma: i denari vanno spesi bene. Ed ecco così la ricetta: più cure nel territorio con le reti dei medici di famiglia; meno posti letto e trasformazione dei piccoli ( e spesso inutili) ospedali; abbattimento degli sprechi tra farmaci, specialistica, acquisti di beni e servizi, governo del personale. Ma anche nuovo rapporto pubblico- privato e largo all'hi-tech di qualità. Ferruccio Fazio, ministro della Salute, ha presentato ieri ai governatori i progetti in cantiere per disegnare la sanità dell'era federalista.
Va da sé, ha spiegato Fazio nell'illustrare le linee guida dal prossimo Piano sanitario nazionale 2010-2013 - il documento cardine di programmazione sanitaria che ieri ha così iniziato il suo iter concertativo - che federalismo significherà accorciare le distanze abissali tra Nord e Sud e dunque garantire livelli di assistenza uniformi e uguali per tutti. Una scommessa che non si può più perdere. E che rappresenta la sfida lanciata subito da Fazio ai neo governatori ieri riuniti per la prima volta col governo. Riunione pesante, del resto, proprio sulla sanità: col riparto finale dei 105 miliardi del 2010 ma anche col via libera finale al piano per la prevenzione e alla rete organizzativa dei Cup (centri unici di prenotazione delle prestazioni) sovraregionali.
Se il territorio e le cure primarie dovranno essere il baricentro delle cure del futuro, vanno allora rimosse tutte le criticità e le incrostazioni del sistema sanitario, a partire dalle disomogeneità tra le regioni. Come i ricoveri inutili («inappropriati »), la riduzione dei posti letto prevista dal «patto», l'eccesso di prescrizioni di specialistica. E come le «inefficienze » che restano nelle gare d'acquisto centralizzate, nella distribuzione di e nella prescrizione di farmaci, nella «corretta gestione» del personale. Per i farmaci, del resto, la strada maestra sarà anche l'incremento della distribuzione diretta da parte di asl e ospedali,l'uso corretto dei medicinali prescritti fuori indicazione ( off label ), la promozione dei generici. Ma anche gli incentivi per introdurre i medicinali innovativi, con interventi per rilanciare la ricerca e attrarre risorse per R&S e le sperimentazioni.
Passaggi decisivi saranno però la «riconversione progressiva dei piccoli ospedali», è la ricetta di Fazio, non più «in grado di dare risposte sanitarie coerenti con la funzione ospedaliera »: potranno diventare «strutture intermedie» con posti letto gestiti anche dai medici di base, punti assistenza aperti 24 ore, poliambulatori, collegati con i servizi territoriali e con le «forme aggregate di assistenza primaria». L'ospedale per acuti dovrà svolgere interventi di alta complessità «in tempi coerenti» ed essere messo in rete con tutte le strutture. Mentre a garanzia dei cittadini andranno rafforzate le garanzie dei diritti e la partecipazione degli utenti così come il ruolo del volontariato.
Novità anche nel rapporto pubblico-privato.Per l'accreditamento delle case di cura si prevede un percorso ad hoc per quelle di «eccellenza», con budget dedicati per le altre per il «recupero dei ritardi assistenziali » riguardo ai viaggi della speranza da una regione all'altra. In sostanza, il privato potrà essere chiamato a soccorrere il pubblico che non ce la fa a garantire nella propria regione le esigenze di cura degli assistiti.
di Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)
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29/04/2010
Intramoenia con meno vincoli

di Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)

Libera professione intramuraria più liberal per i medici pubblici ma con rigidi controlli (e tanto di sanzioni per chi sgarra) sul volume di attività svolte anche per evitare le liste d'attesa. Libera professione in arrivo anche per gli infermieri e per tutti gli operatori sanitari non medici. E ancora: più trasparenza nelle nomine di manager e primari Ssn, dipartimenti che diventano il fulcro dell'organizzazione di asl e ospedali-azienda con un ruolo in prospettiva più determinante del collegio di direzione al fianco del direttore generale, creazione della figura dei «dirigenti ingegneri» dei dipartimenti di prevenzione.
Con un testo di 14 articoli la Camera si prepara a scrivere una nuova pagina per l'organizzazione del Ssn. La parola in codice è «governance sanitaria», o meglio «governo clinico» delle attività sanitarie. Il provvedimento, che già nella passata legislatura aveva cercato di ritagliarsi uno spazio col Ddl dell'allora ministro Livia Turco, è stato esaminato ed emendato in sede referente dalla commissione Affari sociali e trasmesso per i pareri di rito a tutte le altre commissioni di Montecitorio. A stretto giro di posta tornerà alla Affari sociali e, quindi, sarà trasmesso all'aula dove è in calendario per il voto entro maggio. Poi toccherà al Senato. Ma contando già su un buon accordo di maggioranza, come ha messo in rilievo il relatore Domenico Di Virgilio (Pdl). Anche se non solo sullo sfondo resta l'incognita delle regioni che su questi temi non vogliono saperne di cedere terreno (e potere).
«È un testo interamente improntato a grande rigore: nelle nomine dei direttori generali e dei primari, ma anche nel funzionamento dei dipartimento come "unità centrale"», è il commento cauto (in attesa del voto finale) ma decisamente positivo del ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Che mette in rilievo sia la rivoluzione della cancellazione della «titolarità dei letti al primario» (in carico ai dipartimenti), sia il fatto che «per la prima volta saranno misurate anche quantitativamente le prestazioni, e non solo il tempo, svolte dai medici».
Per quanto riguarda la libera professione dei medici Ssn, si prevedono tre strade: rapporto non esclusivo (extramoenia, senza indennità di esclusiva); rapporto esclusivo con libera professione intramuraria; rapporto esclusivo con libera professione intramoenia negli studi privati (la cosidetta "Alpi"). La novità è che l'Alpi (l'attività negli studi) diventa a questo punto non più un'eccezione a tempo, di anno in anno prorogabile, ma si consolida nel sistema e le regioni non avranno a questo punto più il vincolo di creare propri spazi per la libera professione intramuraria. Ogni regione farà la sua scelta.
Di qui, appunto, la sostanziale deregulation in arrivo per la libera professione dei medici pubblici. Ma con l'aggiunta dei controlli, che saranno disciplinati dalle regioni. Sotto check finirà così il «volume delle prestazioni erogate» nell'orario di lavoro istituzionale e in quello svolto in libera professione, ma anche contemporaneamente l'andamento delle liste d'attesa nei servizi dedicati alla libera professione. E per chi sgarra non mancheranno le sanzioni: anche l'addio alla libera professione. Quella intramuraria, s'intende, non quella in extramoenia.
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22/04/2010
Professioni: decollano gli stati generali della sanità
di Manuela Perrone (da Il Sole-24 Ore)

Decollano gli "stati generali" delle professioni sanitarie: si è insediato ieri al ministero della Salute il tavolo ad hoc, analogo a quello avviato alla Giustizia dal ministro Alfano. Otto le categorie convocate da Ferruccio Fazio: gli Ordini dei medici, odontoiatri, veterinari, farmacisti e psicologi più i Collegi di infermieri, ostetriche e tecnici sanitari di radiologia medica. Un esercito di 925mila professionisti, che si aggiungono agli oltre 2 milioni vigilati da Alfano.
L'obiettivo è chiaro: mettere a punto un documento condiviso prima di confluire nel percorso generale di riforma delle professioni. Per far emergere le specificità dell'area sanitaria su quattro temi: formazione e certificazione, tariffe, pubblicità e società professionali. «È stato un incontro positivo», commenta il presidente della Federazione degli Ordini dei medici e degli odontoiatri, Amedeo Bianco. «Condividiamo la necessità di Ordini più moderni, che sappiano promuovere la qualità e l'eticità delle prestazioni. Ma devono restare in piedi i cantieri già aperti».
L'allusione è al Ddl 1142, all'esame del Senato, che prevede la nascita di cinque nuovi Ordini (infermieri, ostetriche, tecnici di radiologia medica, operatori della riabilitazione, tecnici sanitari e della prevenzione). Un provvedimento in cui vogliono essere inclusi, per ammodernarsi, gli Ordini più antichi: medici, farmacisti, veterinari e odontoiatri. I dentisti, in particolare, reclamano autonomia dai medici. «Si concluderebbe così il percorso avviato con la legge 409/1985», spiega Giuseppe Renzo, presidente della commissione odontoiatri.
Ddl a parte, ciò che gli "stati generali" intendono ribadire è - afferma Annalisa Silvestro, presidente dei Collegi Ipasvi, 400mila infermieri iscritti - «la specificità dell'area sanitaria, che rende imprescindibile garantirle Ordini che vigilino su formazione e deontologia ». Esplicito Andrea Mandelli, a capo della Federazione degli Ordini dei farmacisti: «La nostra attività è distinta da quella d'impresa e non può rispondere alle sole logiche di mercato».
Vanno in questa direzione, secondo i professionisti, tariffe minime (meglio, per Bianco, chiamarle «costi delle prestazioni» per evidenziare che sotto quella soglia ne va della qualità del servizio), pubblicità regolamentata e formazione ancorata al fabbisogno. Un punto caro agli psicologi, in allarme pletora: il presidente dell'Ordine,Giuseppe Palma,unico presente sia al tavolo della Giustizia che a quello della Salute, invoca il numero programmato.
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02/04/2010
Medici e dirigenti: via libera di Palazzo Chigi ai contratti
di Paolo Del Bufalo (da Il Sole-24 Ore)
Contratti in porto per i 139mila medici e dirigenti non medici del Servizio sanitario nazionale. Il Consiglio dei ministri li ha approvati ieri, dopo i dubbi dell'Economia sul rischio di spese extra per le Regioni di metà marzo e la risposta della scorsa settimana dell'Aran (si veda «Il Sole-24 Ore del 24 marzo).

Il secondo biennio economico 2008-2009 vale per i medici 179 euro mensili medi lordi procapite - dai 207 per i primari ai 109 per i neo assunti - e 152 per i dirigenti. Con arretrati che vanno da 3.500 euro circa per i primari ai 2mila circa per i neo dottori, considerando l'arrivo in busta paga a maggio, dopo il via libera definitivo della Corte dei conti, atteso entro quindici giorni.
In tutto 452 milioni di aumenti a livello nazionale, ma altri (lo 0,8% in più del monte salari, circa 61 milioni) saranno possibili nelle Regioni "virtuose", quelle senza debiti cioè, che potranno premiare con loro risorse i risultati ottenuti sugli obiettivi di miglioramento dei servizi ai cittadini. E la novità maggiore, oggetto anche dei maggiori dubbi dell'Economia, è la rivalutazione dell'indennità di esclusività del lavoro medico: circa 26 euro mensili lordi che fanno parte dell'aumento complessivo del 3,2% nazionale. Le perplessità dei tecnici di Tremonti erano che la sua introduzione nel monte salari potesse non essere " una tantum",mentre l'Aran ha garantito il meccanismo, ricordano che con il nuovo sistema di contrattazione previsto dalla riforma Brunetta gli aumenti non saranno calcolati più sul monte sa-lari, ma solo sulle voci stipendiali e che l'indennità di esclusiva non entra a far parte di queste.
Con il nuovo contratto poi arrivano anche le sanzioni previste sempre dalla riforma Brunetta e adattate alla specificità medica: dalla censura scritta alla multa da 200 a 500 euro fino al licenziamento senza preavviso. Ma anche il reintegro sul posto in caso di ingiusto licenziamento. Cinque i tipi di sanzioni: censura scritta, sanzione pecuniaria, sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, licenziamento con preavviso, licenziamento senza preavviso. E 33 "reati" dall'inosservanza del contratto alla cattiva condotta negli ambienti di lavoro, fino a peculato, concussione e corruzione.
«Si tratta di un importante traguardo e dimostra la volontà del Governo di chiudere rapidamente con i contratti del biennio precedente per voltare definitivamente pagina», ha dichiarato il ministro della pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Che ha aggiunto: «Nonostante qualche resistenza da parte delle Regioni, stiamo rispettando le tappe per il nuovo modello contrattuale: a maggio apriremo il tavolo per il contratto 2010-2012».
Soddisfatti anche i sindacati, che tuttavia annunciano di non voler abbassare la guardia rispetto ai tempi caldi di confronto con il Governo: governo clinico, "rottamazione" (il pensionamento d'ufficio di chi raggiunge 40 anni di anzianità contributiva e non professionale), rischio professionale, precariato, difesa della specificità medica che con il nuovo meccanismo di contrattazione rischierebbe secondo alcuni di andare perduta.
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02/04/2010
Sanita':P.A., addio certificati cartacei
(ANSA)
Presto addio ai certificati medici cartacei, su griglia rossa, nei casi di malattia dei dipendenti pubblici. Da domani, il medico dipendente del Ssn o convenzionato, o la struttura pubblica, attestanti l'assenza lavorativa per malattia del personale della P.A. potranno inviare il certificato all'Inps in via telematica. La procedura diventera' obbligatoria fra 3 mesi, quando terminera' il doppio regime che consente ancora il rilascio del certificato cartaceo.
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31/03/2010
Nuove Giunte: Sanità prima emergenza
di Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)

L'ultima (ma non ultima) grana è stato l'altolàdella Ragioneria generale al contratto dei medici: costa troppo, hanno mandato a dire all'Aran i tecnici di Tremonti. Ad ore si vedrà. Ma è solo un campanello d'allarme davanti alla valanga sanitaria che governatori vecchi e nuovi si troveranno subito ad af-frontare, a partire dai neo eletti o confermati del Sud. La miccia dei conti di asl e ospedali soprattutto nelle regioni sotto tutela, il mistero del federalismo fiscale e dei costi standard, lo spauracchio del (futuribile) fallimento politico con tanto di decadenza dei governatori con la spesa in rosso. E se non bastasse, i livelli essenziali di assistenza (Lea) da rivedere e una nuova manovra sui farmaci allo studio. La sanità, che vale mediamente l'83% dei bilanci locali, è la vera mina vagante da disinnescare per le regioni.
Con un rosso cumulato - tra Lazio e Sud - di 3,4 miliardi nel 2009 certificati al tavolo con Economia e Salute, la spesa pubblica sanitaria si conferma il nodo irrisolto dei conti regionali. Con le regioni già commissariate (Lazio, Campania, Molise, Abruzzo) o sotto "semplice" piano di rientro (anzitutto Calabria, Sicilia e Puglia) prime in lista. Lo sanno bene i tre nuovi eletti del centrodestra al Sud, che non a caso proprio alla sanità hanno subito detto di volersi dedicare, da Renata Polverini (Lazio) a Stefano Caldoro (Campania) a Giuseppe Scopelliti (Calabria).
Scopelliti ha ricordato che il governo - come anticipato una settimana fa da Maurizio Sacconi - ha in mente di commissariare la Calabria. E forse, vista la situazione calabrese, neppure gli dispiacerebbe dover prendere decisioni impopolari sotto l'ombrello del governo. Renata Polverini invece ha ripetuto già in campagna elettorale di voler cambiare il piano di rientro dell'ex giunta laziale. Polverini, che sarà la prima donna commissario per la sanità, ha dalla sua la chance concessa da Finanziaria 2010 e «patto per la salute » ai neo governatori: accettare responsabilità ma solo su un proprio piano di risanamento. Salvo che il governo lo accetti. Significherebbe anche chiudere o riconvertire gli ospedali, come il governo ha chiesto al Lazio anche contro le posizioni del centrodestra locale.
Per dire, sarà una sfida per tutte le parti politiche. Con un arbitro, il governo, che vuole e dovrà essere super partes. Ma con problemi immutati sul tappeto. I piani di rientro sono ancora lontani dal traguardo del risanamento, ha ricordato una settimana fa Ferruccio Fazio a Calabria, Molise, Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna, anche se non dappertutto allo stesso modo. Ma le difficoltà incombono anche per le regioni "virtuose".
Senza dimenticare la babele regionale e la scommessa di azzerare i gap: una situazione finanziaria che nel 2001- 2009 viaggia dai 1.792 euro di debito procapite nel Lazio all'avanzo di 162 euro in Friuli; spese per il personale fino al 2008 cresciute a Bolzano dieci volte più che in Veneto o in Piemonte tre volte più che in Sardegna sui farmaci.
Tirare le somme col federalismo sarà una sfida nella sfida. Con l'aggiunta dell'enigma della Lega tra i governatori: il Carroccio potrebbe chiedere proprio la delega sulla sanità, centrosinistra e Sud permettendo. Intanto la Stato-Regioni deve distribuire i 108 miliardi del fondo 2010 e altri 4 miliardi del federalismo fiscale rimasti ai blocchi di partenza da prima delle elezioni. Forse l'unica nota lieta sanitaria per vecchi e neo governatori.
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29/03/2010
Stress da lavoro per 4 milioni in Italia
(ANSA) - ROMA, 29 MAR - Lo stress da lavoro colpisce piu' di 4 milioni di persone in Italia: professioni sanitarie, insegnanti, forze dell'ordine e precari.La precarizzazione del lavoro, spiega Iavicoli, direttore del Dipartimento di Medicina del Lavoro Ispesl, rende fragili i lavoratori precari e flessibili e gli over 45. Il rischio maggiore, oltre ad una serie di disturbi di carattere psicosociale, malattie che poi passano alla fase della somatizzazione, come disturbi gastrointestinali o cardiovascolari'.
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24/03/2010
L'Economia censura il contratto dei medici
di Paolo Del Bufalo (da Il Sole-24 Ore)

Dall'indennità di esclusiva del rapporto di lavoro alla stabilizzazione dei precari, dall'aumento dei dirigenti in pronta disponibilità alle strutture per il rischio clinico. Arriva in piena campagna elettorale per i rinnovi dei governi regionali, in cui la sanità sta giocando una partita decisiva, un altolà dall'Economia al contratto dei 137mila medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale. Un contratto che per il 2008-2009 vale 179 euro di aumento medio mensile lordo procapite, di cui circa 20 dedicati alla rivalutazione dell'esclusiva, assoluta priorità per i sindacati.
Le prime reazioni dei medici sono durissime: «Senza un segnale positivo da Palazzo Chigi e se un contratto si può stracciare così, da qui in avanti sarà guerra »,attacca Carlo Lusenti,segretario nazionale dell'Anaao Assomed, il maggior sindacato degli ospedalieri.
E l'iter del contratto ora si complica: Aran e Comitato di settore sanitario dovranno rispondere alle osservazioni dell'Economia prima che il testo possa approdare a Palazzo Chigi e all'esame della Corte dei conti. Tempi lunghi che, secondo i sindacati, tra elezioni e passaggi istituzionali potrebbero far arrivare gli aumenti in busta paga dopo l'estate.
Per l'esclusiva l'Economia critica la poca chiarezza sulla caratteristica di una tantum della rivalutazione.
Inoltre, la cancellazione della norma che escludeva la possibilità di aggiungere l'indennità (in tutto circa 3 miliardi) alla massa salariale presterebbe il fianco a «rivendicazioni da parte delle categorie nell'ambito delle future tornate contrattuali in ragione della conseguente automatica inclusione dell'emolumento nel monte salari ». A rischio di spesa è anche la possibilità per le Regioni di valutare la stabilizzazione eventuale dei precari: «La previsione esula dalla materia contrattuale», è il giudizio. E l'allarme dell'Economia è che i riconoscimenti possibili farebbero saltare le previsioni di spesa. Altolà anche sugli eventuali riflessi finanziari «con oneri aggiuntivi per le aziende» per la cancellazione delle limitazioni al numero di dirigenti in pronta disponibilità e il ritocco all'indennità dei capo dipartimento. Ai tecnici dell'Economia non piace nemmeno la possibilità di rivalutare i ticket-mensa se non si precisa che è possibile farlo solo con fondi aziendali. E infine spese extra sarebbero all'orizzonte per realizzare le strutture di gestione del rischio clinico e reintegrare in servizio «anche in soprannumero» i dirigenti «illegittimamente licenziati»: va chiarito il loro successivo riassorbimento in organico, senza aumenti di personale.
«Sono osservazioni formali, non su aumenti di spesa immediati, preoccupazioni per il futuro », commenta Lusenti. «Il sospetto - aggiunge - è di una volontà di affondare il contratto nazionale dimostrandone la presunta inaffidabilità. Nessuno - conclude - può ipotecare il presente con una trattativa futura e non accetteremo mai che una mano dia (la Funzione pubblica sollecitando la chiusura dei con-tratti), e l'altra (l'Economia) tolga: se così è da qui in avanti lo scontro sarà sempre più duro».
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22/03/2010
Risultato storico o suicidio politico? La riforma della sanità sulla stampa Usa
di Luca Salvioli
Un risultato storico, un suicidio elettorale, il riultato di "sporche" trame elettorali, un compromesso molto distante dalle promesse fatte a suo tempo da Obama. I quotidiani americani - carta, online, blog d'opinione - plaudono, bocciano e fanno le pulci alla riforma sanitaria. Ecco una sintesi dei principali.
New York Times. «Bene, ma svanisce la promessa bipartisan»
«Riforma sanitaria, finalmente» titola l'editoriale, che parla di «un trionfo per le migliaia di americani che sono state vittime di un sistema sanitario inefficiente» e di «un risultato di proporzioni storiche» per Obama. In un commento David E. Sanger scrive: «Che sia un risultato di proporzioni storiche o un suicidio politico - probabilmente entrambe le cose - resta il fatto che il presidente è riuscito dove Clinton aveva fallito. La riforma rischia tuttavia di essere molto pericolosa in vista delle prossime elezioni di metà mandato e nel dibattito Obama ha perso qualcosa: è svanita la promessa di una Washington bipartisan in cui la razionalità a la calma sostituissero il battibecco. Mai nella storia moderna una riforma sostanziale è passata senza neanche un voto dei repubblicani».
Washington Post: «Risultato storico»
«Yes we did», può dire Obama, non più «Yes we can». Per E. J. Dionne «a Washington qualcosa è davvero cambiato» e per capire la portata della riforma bisogna considerare «cosa avrebbe rappresentato la sconfitta». I democratici sarebbero diventati «uno zimbello» su un tema che fa parte della loro identità di partito fin dai tempi di Harry Truman.
Wall Street Journal: «Affari sporchi e disprezzo per la democrazia»
Il secondo pezzo più letto dell'edizione online è un attacco di Kimberley A. Strassel alle trattative che hanno portato al voto per riforma: «affari sporchi, minacce palesi, promesse non mantenute e disprezzo per la democrazia». Chi ha votato Obama con la speranza di vedere una nuova politica a Washington «ricorderà questo spettacolo a novembre».
Politico.com: «Vittoria per Obama, non per i democratici»
Secondo il sito dove scrivono alcuni tra i più noti analisti di politica americana «la vittoria, quasi inconcepibile un mese fa, rappresenta una immensa e immediata spinta per Obama, non per i democratici. Per alcuni di loro, con le elezioni di novembre, c'è il rischio di estinzione politica».
Cato.org: «940 miliardi? Molto di più»
«Non è una riforma della sanità, ma una riforma contro la sanità» esordisce il sito libertario. Si basa pesantemente «sul controllo dei prezzi, tasse e multe per punire i medici, gli ospedali e le imprese innovative che vendono farmaci e device medici». Se «avessimo trattato gli agricoltori, le aziende alimentari e negozi di alimentari» in questo modo qualcuno si aspetterebbe di avere «cibo migliore o più economico?» La legge, inoltre, non costerà 940 miliardi come detto da Obama, ma molto di più.
Huffington Post: «Svanisce il sogno della mutua all'europea»
Sul seguitissimo sito di informazione, Robert Kuttner sottolinea come il discorso fatto sabato da Obama abbia ricordato quelli che tanto hanno fatto sognare l'America durante la campagna elettorale. Non mancano, però, le critiche da sinistra: il presidente non ha fatto la mutua pubblica sul modello Europeo come promesso.
Il Sole 24 Ore
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18/03/2010
Bocciato il tariffario dei laboratori di analisi
di Manuela Perrone (da Il Sole-24 Ore)

Nella giungla degli oltre 2mila laboratori analisi privati spunta un'altra fonte di confusione:per il Consiglio di Stato è illegittimo il «nomenclatore» tariffario nazionale delle prestazioni di diagnostica di laboratorio (e di riabilitazione), aggiornato dal decreto 12 settembre 2006 del ministero della Salute. Su quel tariffario, per i privati accreditati, la Finanziaria 2007 ha disposto uno sconto del 20% sulle prestazioni di patologia clinica e del 2% sulle altre (applicato da ogni Regione in base ai propri tariffari). La sorte dello sconto adesso è incerta, con una delle due associazioni di categoria pronta a non applicare il taglio e l'altra che invoca un chiarimento da parte del ministero.
I giudici della quinta sezione di Palazzo Spada, con una serie di decisioni (la prima è la n. 1205 del 2 marzo, altre saranno pubblicate nei prossimi giorni), hanno respinto l'appello del dicastero guidato da Ferruccio Fazio per la riforma di altrettante sentenze del Tar Lazio. I giudici di primo grado avevano bocciato il tariffario sulla base di una motivazione confermata dal Consiglio di Stato: nel 2006, come avvenuto con il pressoché identico nomenclatore del 1996 ( dichiarato illegittimo nel 2001), la fissazione delle tariffe massime finanziabili dal Ssn non è stata preceduta da un'adeguata istruttoria.
Non è stato cioè rispettato «il principio generale per cui la determinazione delle singole tariffe deve essere confortata dall'esame di un campione significativo di strutture pubbliche e private», per permettere la verifica del nesso tra i costi e la remunerazione. Le tariffe, ricordano i giudici, vanno stabilite sulla base del costo standard di produzione e dei costi generali, in percentuale rispetto ai costi standard, «a loro volta da stabilire sulla base di criteri assai dettagliati in funzione delle relative componenti ».
Esulta FederLab Italia, che rappresenta soprattutto i piccoli laboratori, intervenuta in due giudizi. «La sentenza rende inapplicabile lo sconto del 20% - sostiene il presidente Vincenzo D'Anna - e apre la strada alla definizione del nuovo nomenclatore che va stilato secondo il criterio dei costi standard».
Ma i dubbi interpretativi non mancano. FederAnisap, che raccoglie le grandi strutture diagnostiche, è più cauta. «Invitiamo anche noi il ministero a definire il nomenclatore secondo le nuove regole, e nel frattempo a inviare una linea guida alle Regioni», dice il presidente Vittorio Cavaceppi. «La questione non è chiara». Tante le incognite, snocciolate dal direttore generale Valter Rufini: «Cadendo il decreto di riferimento viene automaticamente a cadere lo sconto previsto dalla Finanziaria? Sui tariffari regionali vigenti, alcuni non coincidenti con quello nazionale, il taglio deve continuare a essere applicato?».
Il vuoto potrebbe essere colmato con i nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza concordati e mai emanati, che dovrebbero mettere ordine anche nel far west delle tariffe. Non è l'unica novità che bolle in pentola: un tavolo tecnico al ministero ha appena approvato un piano per la «riorganizzazione delle reti di offerta di diagnostica di laboratorio», che fissa una «soglia minima di efficienza» pari a 100mila prestazioni annue per struttura.
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11/03/2010
Medici di famiglia, intesa sulla convenzione
Il Sole 24 Ore

Via al patient summary: i medici di famiglia dovranno cominciare a inviare on line un set sintetico di informazioni sui propri pazienti, a partire dagli over 75. Saranno le Regioni, d'intesa con i sindacati, a fissare la tabella di marcia per estenderlo gradualmente a tutti gli assistiti.
È stato risolto così, non senza spaccature, l'ultimo ostacolo all'accordo sul secondo biennio economico 2008-2009 per la medicina generale, arrivato ieri alla Sisac. Accordo che ha chiuso, per la prima volta semza ritardi clamorosi, la tornata contrattuale per 90mila camici bianchi avviata con le convenzioni dello scorso luglio: il giorno prima hanno infatti siglato l'intesa definitiva anche specialisti ambulatoriali e pediatri, emendando le loro pre-intese con le condizioni migliorative strappate dai colleghi generalisti.
L'accordo puntella ancora la trave della Sanità territoriale. Abbozzando per la prima volta un percorso di carriera, con l'istituzione di un «referente unico» delle Unità complesse delle cure primarie che gli accordi regionali dovranno far decollare. E sancendo la possibilità di aprire gli studi a nuove figure, come ostetriche e operatori sociosanitari. Sugli aumenti del 3,2% è passata la linea delle Regioni: l'1,2% servirà a finanziare le intese integrative. Il 2% che resta sull'intesa nazionale integrerà invece la quota capitaria quasi esclusivamente per premiare il crescente carico di lavoro legato agli anziani: cresce di 10,8 euro il compenso annuo di 20,29 euro relativo a ogni assistito con più di 75 anni.
Come già accaduto con la convenzione nazionale però, anche questo rinnovo ha diviso le organizzazioni dei medici: a firmare sono state la Fimmg, che ha il 64% delle deleghe ed è convinta dello «sforzo» per il cambiamento, e Intesa, che associa Cisl medici, Simet, Sumai e Cgil medici. Agguerrito il fronte di chi non ha firmato, almeno per ora: Snami e Smi, che rappresentano quasi il 29% dei medici di base. I due sindacati confermano lo stato di agitazione e pensano a una manifestazione unitaria. A fine mese ciascuno avrà però il suo Consiglio nazionale che dovrà fare bene i suoi conti: una modifica dell'ultima ora ha infatti precisato, nel testo, che soltanto le sigle firmatarie del rinnovo del 2° biennio potranno sedere ai tavoli regionali. Starne fuori, con l'1,2% vincolato per gli Air, non sembra affatto conveniente.
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